Articolo a cura di: Angelo F.
Insegnare, far apprendere, trasmettere, condividere, narrare, emozionare, sedurre. Alcuni aspetti che coinvolgono il se e il diverso da se, in un’armonia che spinge il messaggio nella direzione della condivisione. E’ questo il pensiero che abbraccio quotidianamente nelle mie attività, sportive e para-sportive, e più in generale ogni qualvolta il corpo sia strumento e mezzo di comunicazione e condivisione, con se, con gli altri e tra se e gli altri. Ci si accorge come nessun attimo della nostra esistenza sia escluso da questa asserzione, neppure il sonno!
Il corpo nell’insegnamento, il corpo dell’insegnante, il mio corpo, è sia strumento sia utilizzatore: nella mia esperienza di allenatore di pattinaggio, di educatore nelle scuole, di accompagnatore e di essere pensante mi impegno a lavorare con questa visione ampia della corporeità. Nel processo di insegnamento-apprendimento l’insegnante è narratore, attore e seduttore, senza distinzione di età o estrazione culturale. Trasmette ciò che ritiene opportuno condividere con l’allievo, ricordando che in quella stessa occasione, sta apprendendo dall’allievo che è insegnante per riflesso e antonomasia. Al tempo stesso è impegnato nel difficile compito di sedurre, di creare desiderio ad apprendere.
La mia concezione di insegnante attraversa dunque il corpo, e fa di esso uno strumento da utilizzare per ‘costruire’: il sapere (mostrando l’esecuzione di un gesto tecnico ad esempio); le emozioni (assumendo posizioni o espressioni universalmente associate a stati d’animo oppure modulando la voce e la gestualità); gli stimoli (coinvolgendo più sensi, ampliando dunque i canali di comunicazione e allontanandosi dall’approccio meramente cognitivo, tipicamente unilaterale, arido) per poi bilanciare tutte queste componenti per ottenere un obiettivo, che sia l’apprendimento di un gesto tecnico o la memorizzazione dell’Inferno di Dante Alighieri.





